TECNOLOGIA COSTRUTTIVA: L’IMPIEGO DEL LEGNO

Il progetto propone di realizzare l’involucro del piano abitativo con la tecnologia stratificata a secco in legno.
Lo stato dell’arte si confronta con l’evoluzione della tecnologia, con questioni socio-economiche, ambientaliste, ma anche con le normative in vigore che sono molto differenti nei vari luoghi e di conseguenza i processi edilizi possono trovare limitazioni o al contrario stimoli di crescita.
Una divulgazione a livello popolare è certamente avvenuta anche con il Progetto C.A.S.E., sviluppato in seguito al drammatico evento del terremoto d’Abruzzo dell’aprile 2009, allorché la propaganda della ricostruzione ha giustamente celebrato i sistemi di edificazione prefabbricata ed in particolare quelli in legno.
Non c’è dubbio che questo rinnovato interesse nasca anche grazie ad una nuova e moderna coscienza collettiva, legata ad una maggiore consapevolezza delle questioni ambientali, che ha certamente stimolato l’impiego di materiali ecosostenibili.
Il legno, come materiale impiegato nell’edilizia, risponde positivamente a diversi aspetti:

  • grande offerta di materiale e dei suoi derivati con tecniche di lavorazione ampiamente sviluppate e con una elevata varietà di specie di legno con caratteristiche diverse (colore, texture, odore);
  • ottimo comportamento strutturale, con buona capacità portante e di flessibilità, nonché buona resistenza al sisma;
  • buone caratteristiche di comfort con bassa conducibilità termica e contemporaneamente buona capacità di accumulo termico e di isolamento acustico.

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Purtroppo, nel corso di questo lavoro, mi sono reso conto come nel nostro paese la formazione di operatori del processo, esperti della fase di progettazione, sia decisamente insufficiente a differenza ad esempio dei paesi del centro e nord Europa; nel corso degli studi poche sono le occasioni per misurarsi con le problematiche progettuali relative all’impiego di sistemi costruttivi in legno. Vero è che i sistemi a pannelli portanti, a grande intelaiatura, a intelaiatura mista con muratura come il fachwerk, a ossatura diffusa come il balloon e il platform, a struttura continua come il block-bau e altri ancora, rappresentano modi di costruire a noi culturalmente, di norma, abbastanza lontani.
Così da una parte la mancanza di insegnamenti in materia e quindi di cultura ed informazione tecnica adeguata, dall’altra l’assenza di strategie di promozione del materiale collegate all’evidenziazione degli elevati livelli di qualità edilizia raggiungibili con queste tecnologie (i pochi convegni e corsi sono promossi quasi esclusivamente dalle associazioni di settore come promo_legno o federlegno e sono sempre comunque sponsorizzati dalla ditte produttrici) hanno spesso scoraggiato generazioni di progettisti che, non avendo sufficienti basi conoscitive e formative sul legno, si sono indirizzati verso tecnologie più diffuse e documentate.

Inoltre, quando comunemente si parla di edifici realizzati con struttura in legno, vengono purtroppo propagandate soprattutto le caratteristiche emozionali del materiale, cioè che il legno è caldo, vivo e bello, aspetti decisamente importanti e veritieri, ma che generano una conoscenza collettiva molto superficiale e spesso legata, di contro, a luoghi comuni che sono tutt’altro che reali, come la facile combustione, la poca stabilità e durabilità degli edifici, l’impossibilità di realizzare grandi strutture e non ultimo il disboscamento incontrollato.
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Quest’ultimo aspetto nasce spontaneo ed immediato già ad un primo approccio sull’argomento, per cui è bene già da subito inquadrare la questione relativa alla situazione di boschi e foreste, luogo generatore di questa materia prima.
Nel mondo, le foreste sono una ricchezza inestimabile e rappresentano circa il 30% della superficie terrestre; quelle europee, esclusa la Russia, rappresentano solo il 5%, e sono anche quelle più intensamente utilizzate per la produzione di legname. Attualmente nelle foreste europee ci sono 20 miliardi di metri cubi di legno e solo il 64% del loro incremento annuale viene tagliato. Gli oltre 645 milioni di metri cubi di legno che ricrescono ogni anno ci permettono di dire che il legno, in Europa, può essere considerato una risorsa inesauribile.
L’industria forestale europea riconosce che il suo futuro è inscindibilmente legato alla protezione ed espansione delle foreste tramite leggi che assicurano di piantare più alberi di quanti se ne taglino, per permettere alla foresta di rigenerarsi.
I vari paesi europei adottano metodi e strategie di rigenerazione delle foreste differenti a causa delle differenze storiche, demografiche, economiche, climatiche ed ecologiche di ogni territorio; si va dalle rigenerazioni su larga scala attraverso le monocolture di conifere, sino alla piantumazione di gruppi di alberi o di singole piante nelle foreste miste e di latifoglie. La sensibilità dell’opinione pubblica mondiale verso i temi della salvaguardia ambientale ha favorito la produzione di certificati secondo norme e standard nazionali e internazionali. La definizione di FSC (Forest Stewardship Council, cioè Gestione Forestale Sostenibile) adottata ad Helsinki nel 1993 dalla Conferenza Ministeriale per la Protezione delle Foreste è: “la gestione e l’utilizzo delle foreste devono essere operati con modalità e livelli tali da salvaguardare la loro produttività, biodiversità, capacità di rigenerazione, vitalità e la loro capacità di svolgere, oggi e in futuro, le loro funzioni ecologiche, economiche e sociali a livello locale, nazionale e globale, senza recare danni ad altri ecosistemi”. Si è quindi definito un sistema di certificazione per il legno e i prodotti a base legnosa, dal bosco al prodotto finito. Successivamente nel giugno del 1999, alcuni operatori privati del campo forestale europei iniziarono a diffondere un sistema di certificazione diverso dal precedente, il PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes) di cui attualmente fanno parte ben 16 paesi europei.